RESPONSABILITA' SOLIDALE NEGLI APPALTI

  

Il Decreto “Semplificazioni” all’art. 21 riformula il comma 2 dell’articolo 29 del D.Lgs n. 276/2003 in riferimento alla disciplina dell’appalto definendo in maniera puntuale i limiti della responsabilità solidale. Nell’ipotesi di appalto di opere o di servizi la solidarietà del committente imprenditore o datore di lavoro con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori (entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto), già prevista riguardo ai trattamenti retributivi ed ai contributi previdenziali, viene estesa anche alle quote di trattamento di fine rapporto ed ai premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto. La disposizione precisa, inoltre, che in capo al committente non sussiste alcun obbligo per le sanzioni civili, delle quali risponde unicamente il responsabile dell’inadempimento.

In sede di conversione tali disposizioni sono state integrate con la precisazione che, qualora convenuto in giudizio per il pagamento unitamente all’appaltatore, il committente imprenditore può chiedere, in prima istanza, l’escussione del patrimonio dell’appaltatore medesimo. L’azione esecutiva nei confronti del committente imprenditore, quindi, potrà essere avanzata solo dopo che sia stata provata “l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore” inadempiente. Il committente imprenditore o datore di lavoro che ha eseguito il pagamento potrà poi rivalersi nei confronti del coobbligato inadempiente secondo le regole generali.

Si ricorda che tali previsioni in tema di responsabilità solidale non trovano applicazione nei confronti dei committenti persone fisiche che non esercitano attività di impresa o professionale (art. 29, comma 3 ter, D.Lgs n. 276/2003).

 

                                 

30-04-2012     

 

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