DECRETO DIGNITA’: NOVITA’ NEL SETTORE LAVORO

DECRETO DIGNITA’: NOVITA’ NEL SETTORE LAVORO

Il Decreto Dignità (DL 87/2018, G.U. n. 161 del 13 luglio 2018), in vigore dal 14 luglio 2018, da convertire in legge entro 60 giorni, modifica alcuni istituti molto importanti per i datori di lavoro privati (ne rimane esclusa la pubblica amministrazione).

DISCIPLINA CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO (ART. 1): le nuove disposizioni si applicano ai contratti a termine stipulati successivamente l’entrata in vigore del decreto e ai rinnovi e alle proroghe dei contratti già in corso. Per i contratti a termine intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lavoratore, esclusi i contratti per attività stagionali, si prevede:

  • la stipula di un contratto di lavoro “acausale” con termine non superiore a 12 mesi, prorogabile liberamente entro tale arco temporale, senza apporre alcun tipo di giustificazione;
  • se il contratto a termine supera i 12 mesi, il limite massimo sarà di 24 mesi solo se in presenza di almeno una delle seguenti condizioni/causali: esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori; esigenze connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria;
  • il numero di proroghe da effettuarsi nell’arco temporale di 24 mesi passa da 5 ad un massimo di 4;
  • se la durata massima del rapporto a termine supera il limite di 24 mesi o se viene effettuato un numero di proroghe maggiore di quelle concesse, il contratto si trasforma a tempo indeterminato dalla data di superamento;
  • cambia anche la disciplina dell’impugnazione del contratto a termine che deve avvenire entro 180 giorni dalla cessazione del singolo contratto.

Medesima disposizione vale anche in caso di stipula di contratti a termine in somministrazione di lavoro (ART. 2).

INDENNITA’ DI LICENZIAMENTO INGIUSTIFICATO E INCREMENTO CONTRIBUZIONE CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO (ART. 3): se giudizialmente viene accertata la totale insussistenza del fatto materiale a base del licenziamento, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro e il datore deve pagare un importo “non inferiore a 6 e non superiore a 36 mensilità”. Inoltre viene incrementato il contributo addizionale per le prestazioni di lavoro a termine: l’importo pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali viene incrementato dello 0,5% in occasione di ciascun rinnovo del contratto a termine (anche in caso di somministrazione).

DELOCALIZZAZIONE (ARTT. 5 e 6): le imprese italiane ed estere, che operano in Italia e beneficiano di aiuti di Stato per effettuare investimenti produttivi, non possono spostare/delocalizzare la loro attività o parte di essa per almeno 5 anni in Stati non UE. In caso lo facesse, l’impresa è tenuta a restituire i soldi del beneficio ricevuti con gli interessi maggiorati del 5%, inoltre viene  irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria della misura da due a quattro volte l’importo dell’aiuto fruito.

In caso di effettuazione di investimenti produttivi specificamente localizzati, si decade dal beneficio se l’attività o una sua parte viene delocalizzata dal sito incentivato in favore di un’unità produttiva situata al di fuori dell’ambito territoriale del predetto sito (ambito nazionale, UE), entro 5 anni dalla conclusione dell’investimento agevolato.

Oltre ai casi di delocalizzazione, anche le imprese che ricevono aiuti di Stato in funzione della valutazione dell’impatto occupazionale che, al di fuori dei casi di giustificato motivo oggettivo, riducono i livelli occupazionali di oltre il 10% nei 5 anni successivi, sono punite decadendo dal beneficio concesso in misura proporzionale alla riduzione del livello proporzionale (totale se riduzione è superiore al 50%).

Testo Decreto Legge 12 luglio 2018, n. 87: https://www.lavoroediritti.com/wp-content/files/DECRETO-LEGGE_12_luglio_2018_n._87.pdf