Per la deducibilità dei costi serve l'interesse economico

 

L'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 51/E del 6/10/2010, ha messo in evidenza gli elementi che i contribuenti sono chiamati a fornire, per evitare di farsi contestare i costi sostenuti con fornitori residenti in stati o territori a fiscalità privilegiata (c.d. "paradisi fiscali").

 

La circolare dell'Agenzia, in particolare,  ha fatto chiarezza sulla norma contenuta all'art. 110 del Tuir, volta a contrastare tutte quelle operazioni considerate prive di scopo economico, che sono poste in essere con l'intento di distrarre utili dall'Italia verso i paesi inseriti nella "black list".

 

La norma stabilisce che non sono ammessi in deduzione le spese e gli altri componenti negativi derivanti da operazioni intercorse con imprese residenti ovvero localizzate in paradisi fiscali. Nella indeducibilità sono comprese anche le prestazioni di servizi rese dai professionisti ivi domiciliati.

E' il contribuente che, sulla base di tale previsione, deve provare alternativamente l'effettiva operatività del fornitore estero o l'effettivo interesse economico delle operazioni.

 

A questo proposito viene chiarito che occorre eseguire una valutazione economica complessiva dell'operazione, attribuendo rilevanza al costo della transazione, agli eventuali oneri accessori, all'esistenza di vincoli organizzativi o commerciali, che inducono ad effettuare l'operazione con il fornitore estero.