LAVORO ACCESSORIO (VOUCHER) : NUOVE INDICAZIONI MINISTERIALI

 

    

Il Ministero del Lavoro è intervenuto nuovamente con la Circolare n. 4 del 18 gennaio 2013 sulla disciplina del lavoro occasionale accessorio (artt. 70 e seguenti del D.Lgs. 276/2003), modificata profondamente dalla Legge n. 92 del 28 giugno 2012.

 

In primo luogo, il Ministero precisa che, alla luce delle modifiche introdotte dalla Riforma del lavoro, il campo di applicazione del lavoro occasionale accessorio è definibile mediante il solo criterio economico “… è dunque possibile attivare sempre e comunque lavoro accessorio tenendo conto esclusivamente di un limite di carattere economico …”., salve le discipline specifiche dettate in relazione alle attività in campo agricolo e per il committente pubblico.

 

Si ricorda che il limite economico è pari a 5.000 euro e trova applicazione, come previsto dalla Legge n. 92/2012, in riferimento al totale dei compensi percepibili dal lavoratore e non più, come in precedenza, con riferimento al singolo committente.

 

In riferimento al campo di applicazione del lavoro accessorio, il Ministero chiarisce che la dicitura lessicale “attività lavorative di natura meramente occasionale”, la cui interpretazione ha creato numerosi dubbi, non rileva ai fini della corretta qualificazione di una prestazione lavorativa di natura accessoria, apparendo poco significativa e rappresentando, di fatto, una sottolineatura della occasionalità delle prestazioni che, stante il loro modesto apporto economico al lavoratore, non possono costituire un sostentamento sufficiente per il lavoratore stesso. “… la nozione di lavoro accessorio appare oggi oggettivamente delineata proprio dal riferimento quantitativo al compenso annuale in capo al lavoratore e non più al committente, circostanza questa che finisce per assumere una valenza definitoria dell’istituto”.

 

Imprenditore commerciale o professionista

 

Il Ministero non apporta novità rispetto a quanto precisato nella Circolare n. 18/2012 : se il committente di prestazioni di lavoro accessorio è un imprenditore commerciale o professionista, fermo restando il limite complessivo di compensi di 5.000 euro in capo al lavoratore, tale committente non può corrispondere, allo stesso lavoratore, compensi superiori a 2.000 euro per anno solare.

   

LAVORO ACCESSORIO E APPALTI 

   

Viene ribadito che:

Ø       il lavoro accessorio è utilizzabile solamente per prestazioni svolte direttamente a favore dell’utilizzatore finale della prestazione stessa;

Ø       non è possibile ricorrere al lavoro accessorio mediante intermediari di qualsiasi natura;

Ø       l’unica eccezione, come previsto dal DM 8 agosto 2007 e s.m.i., riguarda le attività di steward per le società calcistiche.

Il Ministero, infine, afferma chiaramente che il ricorso al buono lavoro è consentito limitatamente al rapporto diretto tra prestatore di lavoro e utilizzatore finale, mentre “… è escluso che un’impresa possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere prestazioni a favore di terzi come nel caso dell’appalto e della somministrazione”.

 

QUANTIFICAZIONE DEL VOUCHER

 

Il Ministero precisa che la quantificazione del compenso non è più lasciata alla “negoziazione” tra committente e prestatore, ma è ancorata alla durata della prestazione stessa sulla base del parametro orario.

Da ciò ne consegue che, per ogni ora di lavoro svolta mediante lavoro accessorio, il prestatore ha diritto ad almeno un buono lavoro del valore di 10 euro nominali, ferma restando una diversa (maggiore) quantificazione del valore della prestazione lavorativa.

In secondo luogo, il Ministero fornisce chiarimenti in merito alla previsione che i buoni lavoro siano “numerati progressivamente e datati”, così come previsto dalla Riforma del lavoro. È dunque introdotto un limite temporale alla validità del buono lavoro: dal momento dell’acquisto dello stesso, il buono avrà validità per massimo 30 giorni, non potendo essere utilizzato, pertanto, per prestazioni lavorative che siano successive a tale termine.

 

REGIME SANZIONATORIO

 

Utilizzo oltre i limiti quantitativi

Il Ministero, in attesa di implementare un sistema informatizzato di monitoraggio sull’utilizzo dei buoni, consiglia ai committenti di farsi rilasciare (dai lavoratori) un’autodichiarazione ai sensi dell’art. 46, comma 1, lett. o) del DPR n. 445/2000, nella quale questi attestino di non aver ancora superato, per l’anno in questione, il limite complessivo di 5.000 euro, nonché, si aggiunge, l’indicazione di quanto sinora percepito dagli stessi, in modo da permettere al committente di quantificare correttamente quanto potrà essere impiegato il prestatore stesso.

 

Ferme restando le conseguenze penali in capo al lavoratore in caso di false dichiarazioni, il Ministero chiarisce che il superamento dei limiti comporterà la “… “trasformazione” del rapporto in quella che costituisce la “forma comune di rapporto di lavoro”, ossia in un rapporto di natura subordinata a tempo indeterminato, con applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative”.

 

Utilizzo oltre il periodo di riferimento

 

L’utilizzo del buono lavoro oltre il periodo di validità dello stesso (30 giorni dall’acquisto), precisa il Ministero, avrà le stesse conseguenze sanzionatorie previste per l’utilizzo oltre i limiti quantitativi.

 

 

      

21-01-2013
         
     
                 

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Silvio Broglia
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